martedì, 04 dicembre 2007

Ho una strana memoria. Conservo i dettagli più inutili di una giornata senza storia in terza elementare e poi al mattino, quando esco di casa, lascio le chiavi nella serratura, il sacchetto dei rifiuti appeso alla maniglia e le luci accese in almeno due stanze.
 
Siccome il blogrodeo si è tenuto tre anni fa, è già entrato nella sfera delle cose memorizzate.
Ricordo che c’erano dei computer e le persone scrivevano dei post e i post venivano votati. C’erano alcuni partecipanti vestiti da cuochi. Ricordo che a un certo punto per eseguire uno spareggio ho fatto ballare un minuetto con la musica di Lady Oscar. Ricordo che ci siamo anche divertiti.
Sono passati tre anni da allora, almeno cinque da quando è iniziata la diffusione dei blog in Italia e ben otto da quando ho aperto il mio primo sito. Benché qualche oscuro commentatore disse una volta che non era vero che io avevo aperto labranca.com nel 1999. E forse aveva anche ragione, vista la mia memoria che flickera.

Ormai quando sento o leggo il termine "blog" provo lo stesso fastidio di quando mi punge una zanzara o di quanto sento o leggo il termine "trash".
Soprattutto quando leggo sui quotidiani belle frasi come: "la cosa ha messo in subbuglio il mondo dei blog". Frase che non vuol dire niente, ma aiuta chi la scrive a sentirsi parte di un ipotetico mondo della modernità informatizzata. Proprio come i ragazzini con le cinture taroccate Gucci si sentono parte del mondo del fashion.

Oggi, i blog puri sono sempre meno e siamo vessati dai "blo" e dai "blogghe".
I "blo" sono quei resoconti pasticciati e sgrammaticati, gestiti da sedicenni che fanno sulla pagina elettronica ciò che decenni fa si faceva con gli Uniposca sulla Smemoranda: disegnano un mondo colorato, acerbo, diffidente verso gli adulti e ruotante intorno a stelle fisse come l’amore, la musica, le moto e lo sport. Solo che questo mondo personale e limitato a una classe scolastica o al gruppetto di amici aveva un senso se chiuso nelle pagine di una agenda che diventava sempre più gonfia e tossica per l’odore di colla e pennarello. Non ha più senso se lo si mette online e lo si rende accessibile al mondo. Perde il suo senso intimistico. Li chiamo "blo" perché questo genere di compilatori usa abbreviare tutto, un po’ come facevano gli incisori di lapidi ai tempi dei latini.

Sull’altro lato ci sono i "blogghe", con l´epitesi, ossia l’abitudine dei dialetti centro-meridionali a completare i monosillabi. Si tratta di quei blog, spesso localizzati nella Capitale, molto citati, molto ammirati, molto riveriti, ma per niente letti, gestiti da giornalisti di varia tendenza. Tutti questi signori già lavorano per prestigiosi quotidiani, conducono trasmissioni televisive e radiofoniche, scrivono libri profondi e intelligenti. Ma evidentemente non basta.
Devono sbrodolare parole anche su Internet. Poi si leggono e si citano solo tra loro, ma ciò basta a renderli felici, a sentirsi come i potenti giornalisti statunitensi, quelli in grado di far cadere un presidente. Non vi specifico cosa fanno cadere gli estensori dei "blogghe".

(Tommaso Labranca)

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martedì, 04 dicembre 2007

- Io al Blogrodeo ci arrivai molto stanco.
 
Se mi ricordo bene: in quel periodo stavo lavorando in due scuole a 40 km. di distanza, e proprio in quel maggio traslocavo in una casa a 40 km. da entrambe. Al pomeriggio traducevo un lunghissimo libro sul calcio. Di notte scrivevo sul blog. Scrivevo molto, dormivo poco, bevevo parecchio succo di pompelmo, ero spossato. Ero sotto antistaminici. Come ogni maggio odoroso, tiravo su col naso quando non smoccolavo sangue, suggerendo un’impressione di cocainomane che non meritavo. La stanchezza e gli antistaminici mi ispiravano cose molto stupide: per esempio, ricordo che quando Livefast venne a prendermi, gli chiesi di passare un attimo dal Provveditorato, perché avevo probabilmente dimenticato la mia borsa là dentro, al venerdì pomeriggio. Vi immaginate, la borsa con dentro i compiti da correggere, il nuovo contratto d’affitto, e poi chissà cos’altro, blindate al provveditorato per tutto il fine settimana... la storia era in realtà molto complessa e probabilmente divertente da raccontare su uno di quei diari on line che vanno adesso, ma ho dimenticato quasi tutto. Dalla stanchezza. Ma quanto ero stanco esattamente? C’è una definizione abbastanza precisa: ero così stanco che mi sono addormentato con Livefast al volante, da Modena a Milano. Erano i tempi pre-patente a punti, quando ancora non si era convertito alla corsia di mezzo; credo che ci mise una mezz´ora da casello a casello, durante la quale dormii profondamente, svegliandomi solo di soprassalto ogni volta che un’improvvisa decelerazione ci riportava per qualche attimo al di qua della barriera del suono.

- Io al Blogrodeo ero un po´ imbarazzato.
Mi capitava sempre, per due motivi. Il primo motivo è che, in quel periodo, si dava per scontato che i blog fossero tutti amici, o magari anche nemici, ma pur sempre parte di una stessa comunità: e che insomma ci si leggesse tutti. Per cui ogni volta che incrociavo qualcuno avevo il terrore di confessargli che non avevo letto il suo ultimo post, e magari neanche il penultimo, anzi, in effetti era da un mese che non leggevo il suo blog, di cui magari ignoravo persino l’indirizzo, e insomma, grazie per i complimenti, ma chi cazzo sei? Anche quando in realtà salutavo qualcuno che leggevo davvero, avevo sempre paura di essermi perso qualcosa d’importante, appena scritto o sepolto nella cronologia.
Il secondo motivo è che gli altri sapevano fingere meglio di me, e mi facevano sempre grandi feste. La cosa mi faceva piacere, ovviamente, ma mi complicava anche la vita, perché tutti sembravano dare per scontato che l´autore del mio blog fosse una persona intelligente, brillante, eccetera, ma io mi ero già reso conto che dal vivo non riuscivo a interpretare questo personaggio molto bene. Questa Odissea nell’Imbarazzo ha avuto il suo climax proprio a Rozzano, credo nel momento in cui fui introdotto ufficialmente nientemeno che da Tommaso Labranca:

LABRANCA: "E nella squadra dei [non mi ricordo più] c’è anche... ehm..."
PUBBLICO: "È lui! Proprio lui! Woooow!"
LABRANCA: "C’è insomma, questo qui, che sarebbe..."
PUBBLICO: "Grande! È proprio lui! Yahooo!"
LEONARDO: "Sono io, in effetti".
LABRANCA: "Sì, ma si può sapere chi sei? Cioè, come ti chiami?"
LEONARDO: "Leonardo"
LABRANCA: "Leonardo chi?"

Forse il dialogo non è andato esattamente così, ma più o meno. A tre abbondanti anni di distanza, quell’interrogativo echeggia ancora nei parcheggi di Rozzano e di tutte le periferie del mio cuore: Leonardo chi? La cosa interessante è che, ieri come oggi, non ho la minima risposta pronta da fornire a Labranca: e mi spiace, sul serio, mi rincresce non poterglielo dire semplicemente: Leonardo è un blog di xxxxxxx, che qualche volta fa anche xyyyyvvv e wwwwwxxxk, e che ha un piccolo ma affezionato seguito di lettori pronti ad acclamarlo e a spellarsi le mani. Vorrei trovare la definizione più semplice possibile. Vorrei poterlo dire senza dare l’impressione di tirarmela, ma non c´è verso, perché in effetti è tutto inutile: me la sto tirando già così, e tirarsela per un blog è patetico.

- Io al Blogrodeo, da un certo momento in poi, ero ubriaco.
Che è il sistema meno originale al mondo, ne convengo, per risolvere l’imbarazzo. Di positivo c’è che funzionò, e mi permise di sciogliermi parecchio, di parlare con un sacco di gente, di ballare persino. Di negativo c’è che di tutti i balli e i discorsi mi ricordo poco. Alcool, antistamina, trasloco, un pubblico che acclama e Labranca che chiede chi sono, ce n’era abbastanza per stendere una persona già molto precaria. E poi ho dormito di nuovo, mentre Livefast e la sua futura moglie mi riportavano a casa, e colgo l’occasione per ringraziarli di tutto: so di non essere stato un passeggero molto brillante.

- Io al Blogrodeo devo essermi divertito.
Non ho prove materiali, ma ogni volta che vado a una riunione o a una cena, o a un camp, come si chiamano adesso, spero sempre che sia divertente come il blogrodeo, e ci rimango sempre un po’ male quando mi rendo conto che non lo è.
Adesso mi chiedete ricordi sul blogrodeo. Ahimé, ne ho pochi. Inoltre sono allergico alla nostalgia, come al polline. Non c’è stata un’età dell’oro dei blog italiani, al massimo un bel gruppo di persone molto diverse tra loro che aveva trovato un modo di divertirsi insieme. Il 2003 era stato l’anno del boom, quando i contatori si impennavano e non c’era modo di capire quando si sarebbero fermati; ma per la verità nel 2004 il mio s’era fermato da un pezzo. Di lì a poche settimane interruppi la cadenza quotidiana e le sedute notturne a base di pompelmo: era chiaro che non c'era nessun contratto con una major dietro l'angolo, e avevo bisogno di più tempo per le traduzioni. In autunno ci fu la seconda blogfest a Milano e ci andai: presentavano un libro in cui non c’ero. Risolto l’imbarazzo per la gente che mi acclamava: non mi filava praticamente più nessuno. Probabilmente mi ero distratto un attimo e non andavo più di moda, chi lo sa? In fondo ne avevo sempre capito poco. Tornare a casa fu un po’ difficile, l´A1 era sbarrata tra Piacenza e Reggio, Rozzano già una vaga nostalgia. Avevo la netta sensazione di avere investito troppe energie in un giochino, il blog, che dopo un po’ come tutti i giochini stanca. Potevo prendermela con questo o con quello, ma la prima responsabilità era mia: probabilmente avevo avuto delle chances, ma ero troppo stupido, o imbarazzato, o ubriaco, o semplicemente stanco per accorgermene. Se solo al momento giusto avessi saputo rispondere all’unica domanda decisiva: Leonardo chi? E invece no, Leonardo niente. Di tanta fatica notturna in breve tempo non sarebbe rimasto nulla, solo un po’ di cache su google. Se non trovavo alla svelta un posteggio dove accostare e accasciarmi.

Presi sonno in un distributore a Fidenza, coi fanali ancora accesi; l´autoradio mandava Tom´s diner. I am thinking of your voice, and of the midnight picnic once upon a time before the rain began, eccetera.

(Leonardo)

 

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mercoledì, 05 dicembre 2007

io ricordo che ero in squadra con leonardo, che arkangel è arrivata tardi, che hotelmessico vomitava in cortile, che la pizzeria napoletana era gestita da cinesi, che a rozzano qualche mese prima un tizio strafatto di coca era sceso in strada e aveva cominciato a sparare ai passanti (uccidendone un paio). e basta. quasi.

 

 (Livefast)

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mercoledì, 05 dicembre 2007

Ma no, non è vero che eravamo tutti ubriachi. Non credeteci. Non è vero: eravamo sobri, sentite a zia.

Certo, abbiamo bevuto tutti, chi più chi meno, ma la vera ebbrezza era data dall'euforia di essere lì. Un'euforia sciocca, di chi non ha niente di meglio da fare nella vita, quale era appunto il nostro caso. Secondo me l'origine dell'euforia di quella sera (o ebbrezza, per quelli che bevvero così tanto da sovrapporre le due cose) stava nel fatto che ognuno di noi era stato invitato da qualcuno un po' più figo di lui e un po' più popolare di lui - tipo, io ero stata invitata da Personalità Confusa - e questo ci dava la sensazione di essere stati cooptati immeritatamente in una cerchia ristretta e molto d'avanguardia: la cerchia dei blogger di un certo livello. Non so se mi spiego, ma noi non eravamo i blogger di Padova o di Reggio Calabria.
Noi eravamo i blogger di Milano, i più fichi tra i blogger di Milano, che a sua volta era l'avamposto dei blogger più fichi. Per convincermi a venire - ammesso che ce ne fosse bisogno, e non ce n'era, perché all'epoca eravamo amici davvero e avremmo fatto qualsiasi cosa per condividere dei pezzi di strada insieme, per mettere al tritacarne nuove esperienze, che poi sarebbero diventate ricordi, che poi sarebbero diventati racconti, e che comunque, indubitabilmente, sarebbero diventati dei fantastici post - a proposito dell'evento a cui avremmo partecipato Personalità Confusa mi disse, e per una volta a ragion veduta: "son cose".

Quel periodo l'ho archiviato tra i ricordi. Fa parte di quel bacino di cose scolorite come il pollo di nonna che mangiai quel sabato di sole in terza media o quell'estate dei miei sedici anni in cui non ho fatto altro che leccare la parte bianca del Maxibon - lasciandomi eternamente per dopo la parte nera, ma di quella non ho alcun ricordo - e mi sembrava di avere tutta una vita pazzesca davanti. Quel periodo è passato, è album. Noi quattro, che ai miei occhi eravamo i più fichi dei fichi tra i re dei fichi - io, Marquant, Jorma, Personalità Confusa - eravamo quattro fratellini e da veri fratellini abbiamo portato del limoncello fatto in casa che poi abbiamo mesciuto generosamente nei bicchierini dei giurati per conquistarci il loro favore. Questo limoncello doveva essere buono, perché sorprendentemente siamo arrivati in finale.
E lì ce la siamo dovuta vedere contro i temibili Post-Datati (bel nome: noi invece avevamo un nome del cazzo, ci chiamavamo i Quattro-Post-In-Padella-Pronti-In-Cinque-Minuti, e avevamo anche dei cappelli del cazzo, dei flosci cappelli bianchi da cuoco in testa, e un mestolo in mano, e il grembiule bianco). Inutile dire che la sfida tra squadre era un pretesto tanto necessario quanto patetico per dire a noi stessi che non eravamo una massa di perdigiorno, no, noi avevamo un'abilità, nella fattispecie scrivere col cronometro degli stupidi post (che stanno al blog come la lasagna precotta all'alta cucina; per non dire che il blog sta all'alta letteratura come... vabè, si sa) e il bello è che il finale non prevedeva nemmeno che noi scrivessimo, nossignore, abbiamo dovuto duellare a colpi di minuetto contro i Post-Datati ballando la sigla di Lady Oscar, e questo per dire che noi blogger prima maniera eravamo autoironici sul serio, non come quelli di oggi, che aprendosi un sito lastricano scientemente l'autostrada che li porterà alla pubblicazione su carta, cosa che io non avrei saputo neanche come fare, per dire quanto stavo indietro. Ora mi si chiede com'è cambiata la Rete rispetto ad allora (e quindi com'è cambiato il mondo, e quindi quanto siamo cambiati noi, e per cambiati si intende curvati, malandati, male invecchiati, naturalmente), ma non tengo capa di parlarne.

Preferisco ricordare che quando la musica è finita e sono stati proclamati i vincitori io ero ancora lì, a roteare per la sala tutta sola con un minuetto nella testa, con l'ingenua sensazione di essere parte di qualcosa, mentre qualcosa stava andando via, come tutte le cose che cerchi di irregimentare, chiudere, definire.

(Pulsatilla)

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mercoledì, 05 dicembre 2007

NON CI SONO PIU' I BLOGGER DI UNA VOLTA

Erano altri tempi, quelli. Erano i tempi in cui si poteva uscire tranquilli alla sera, si dormiva con la porta aperta, le verdure avevano un altro sapore, i treni arrivavano in orario e a scuola si
studiava sul serio, mica come adesso.

Ed erano diversi anche i blogger. Ah, i blogger di una volta, quanta nostalgia. Al Blogrodeo di Rozzano, dove un tempo era tutta campagna, stavamo allegri con poco: eravamo tutti una grande famiglia. Indipendenti, appassionati, entusiasti, senza quei grilli per la testa che hanno i giovani blogger di oggi, che pensano solo a farsi notare dagli editori (i quali, è noto, oramai pubblicano cani e porci) o a scalare le classifiche dei feed rss, ed è tutto un magna magna. Oddio a ben pensarci anche ai nostri tempi c'erano delle classifiche, o forse mi sbaglio, e forse era meglio non dirlo. Cambiamo discorso: avete notato che dove si fermano i camionisti è li che si mangia bene?

D'accordo, torniamo al Blogrodeo. Fra noi solo amici fraterni, quando ci incontravamo era una festa. Non come i blogger di adesso che per prima cosa si chiedono a vicenda 'ma tu chi sei?, io sono peppino.wordpress.com, ah che piacere, ti leggo sempre'. No, noi eravamo più creativi. Ponevamo altre domande. Ad esempio: 'ma tu chi sei, io sono peppino.splinder.com, uh grandioso, ti leggo ogni mattina'.

Altri tempi, quelli. Di blogger come noi non se ne fanno più, hanno gettato lo stampino. Ci riunivamo spesso, nei bar, nelle pizzerie, a volte persino nelle sale da convegno: i blogger di oggi invece, poveretti, se ne stanno chiusi in casa a rincitrullirsi davanti al monitor... be', certo, qualche raduno lo combinano anche loro, ma sono degli irresponsabili, non hanno più il timor di Dio, guardano troppa televisione, passano le ore al cellulare. E poi si stordiscono con gli alcolici e la droga. Cosa che facevamo anche noi, per carità, e lo abbiamo fatto soprattutto al Blogrodeo. Ma non vale, quella era un'altra epoca: noi sì che sapevamo divertirci con niente.

Tutto questo per dire che non ci sono più i blogger di una volta. Pere e meloni han le loro stagioni. Ai blogger di adesso mancano i valori. Non rispettano più niente, hanno tutto e vogliono tutto, subito. Insomma, i blogger giovani non rispettano i blogger anziani. Dove andremo a finire di questo passo? Oggi ci siamo, domani chissà. Come si accorciano le giornate, ieri a quest'ora c'era ancora il sole. Pazienza, la vita è bella perché è varia, gli uomini con il cappello non sanno guidare. Un cane lo vorrei ma ci vuole il giardino.
E Internet, si sa, è il futuro.


(Personalità Confusa)
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mercoledì, 05 dicembre 2007

a rozzano arrivai in auto, da parma.
allora passavo molto del mio tempo a parma, anche se non era parma la mia città ma roma perché era a roma che tornavo a dormire. adesso non è roma dove torno a dormire, ma nemmeno parma (e nemmeno rozzano). ma non è questa la differenza più grande fra la me a rozzano e la me oggi.


a rozzano dopo la serata andai a dormire da cristian, che abitava da solo vicino lo stadio san siro. è stata quella l'ultima volta che ho visto cristian, che abita ancora vicino lo stadio san siro ma non più da solo. ai tempi di rozzano non avevo ancora visto tutti i film di miyazaky perché me li regalò cristian quella sera. fra le cose che ai tempi di rozzano non avevo ancora visto, tutti i film di miyazaky fanno una discreta differenza.
a rozzano hanno fatto una foto ai miei piedi, ecco perché mi ricordo che avevo messo dei bellissimi sandaletti neri e probabilmente era estate o giù di lì e quei sandaletti la me di oggi non li ha più. ma non fa una gran differenza.

 
a rozzano non sapevo tantissime cose che poi ho saputo, e non avevo visto tantissime cose che poi ho visto. rispetto alla me di rozzano la me oggi sa delle cose e ha visto delle cose che fanno moltissima differenza. la vista dei tetti di roma da una terrazza vicino San Pietro ha cambiato la mia vita, per esempio. perugia-roma in vespa la me di rozzano non poteva nemmeno immaginarlo come sinonimo di felicità. la me di rozzano non sapeva che sarebbe andata in sicilia senza poter prendere il sole. ne avrebbe guadagnato la lettura (dell'ultimo romanzo della Zadie Smith, per l'esattezza).
fra la me di rozzano e la me oggi qualche differenza la fanno anche i libri letti.
rispetto alla me della sera di rozzano la me oggi oltre a non avere più quei bellissimi sandaletti neri non ha più il blog. fa una differenza pari a sei meno.
la me di rozzano vide il blogger Zu dentro un gilè viola sudato che canta e si dimena sul palco.
la me di rozzano chiacchierò tanto con la blogger Auro di scrivere un giallo a quattro mani (che poi sono due le mani, quando si scrive in due, essendo una la mano che scrive quando si scrive da soli).
la me di rozzano notò la bellezza di Eva, la moglie del blo...di Rillo. a rozzano Eva e Rillo avevano ancora solo due figli.
ed ecco la vera differenza. il presentatore della serata di rozzano chiese al pubblico che una vergine gli facesse da valletta e io mi feci avanti.
rispetto alla me di rozzano la me oggi ha una figlia. e fa una gigantesca differenza (anche se sono ancora vergine)

(LaPizia)

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mercoledì, 05 dicembre 2007
Il treno per Torino Porta Nuova partiva alle sette e cinquantacinque.
Eravamo io e Titty, l'avevo convinta a seguirmi, e la sua natura di costola aveva fatto il resto. Trovammo posto in uno scompartimento e lei si mise al mio fianco, attaccata allo sterno. Avevamo cibo a sufficienza per arrivare in Egitto col monopattino. Costola aveva procurato certi panini avvolti nella carta argentata, erano palline compatte con tranci di animali morti in mezzo. Io provavo a spiegarle la cosa del rodeo, ma io neanche avevo le idee chiare. Strel aveva detto che non bisognava fare niente, allora gli dissi che si poteva fare, e quindi si risaliva l'Italia, stretta e lunga, per andare a fare niente. Bisognava andare a Rozzano, posto inaugurato col blog rodeo e smontato immediatamente dopo dagli stessi che l'avevano organizzato. Ogni tanto uscivo fuori dallo scompartimento, attraversavo il corridoio fino al punto dove le grosse membrane di gomma uniscono i due vagoni. Arrivato là scorreggiavo, aspettavo quel tanto per farla staccare dalle mutande e poi di corsa nello scompartimento nostro.
 
"Dove sei stato?" mi diceva costola.
"A prendere aria, qua c'è puzza".
 
A Torino ci stavano ad aspettare Fabietto e Alessandra. Era la prima volta che qualcuno mi aspettava giù da un treno. In genere la gente mi aspettava giù il palazzo vicino ai citofoni, ma mai giù dal treno. Fabietto era vestito con garbo perchè aveva la sensibilità dei poeti. Casa sua, quinto piano senza ascensore. Bisognava aspettare Effe che ci passava a prendere con la macchina per andare a Rozzano. Allora Effe sale le scale, i cinque piani senza ascensore, e lui che è alto da paura deve piegarsi per parlare con me che sono corto, si deve accartocciare sullo stomaco, una fatica per quel poveraccio. Si scendono i cinque piani senza ascensore e andiamo in macchina. E' una Megane e Effe fa quella cosa delle hostess che indicano le vie di fuga, i sacchetti per il vomito e ci fa ridere tutti. Nel frattempo Fabietto aveva fatto un bibitone viola e noi ce lo ciucciavamo durante la strada, in mezzo al traffico. 

 

 È a questo punto i ricordi cominciano a confondersi.
"Ma tu sei!"
"Non mi dire"
"Fammi assaggiare che stai bevendo"
"Conosci quelli che stanno piangendo?"
 
Era tutto bello e viola là dentro e io, Fabietto, Strel, Arkangel eravamo in squadra ma aveva ragione Strel, non bisognava fare niente e noi ci attenemmo alle istruzioni del capitano.
Ci fu una rissa in seguito, e ci scappò pure il morto, ma non mi ricordo bene. Comunque il blogrodeo è stato vietato in seguito perchè ritenuto pericoloso.
 

 

(Hotel Messico)

 

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mercoledì, 05 dicembre 2007

[Entra da una porta laterale, nel silenzio dei presenti, inciampa nello stipite e rotola a terra in un turbine polveroso attirando gli sguardi della folla accalcata e in attesa nella sala. Si rialza e raggiunge confusamente lo scranno degli imputati. Si acconcia il pastrano e inizia con voce malferma il suo discorso. Dopo pochi secondi la folla, come rassicurata, ricomincia a farsi i fatti propri e l'oratore prosegue nel vocio e nel disinteresse più completo]

A quanto pare, signor Giudice e attento pubblico, sono considerato uno dei principali responsabili dell'evento di cui si discute. Testimonianze che non ho motivo di ritenere artefatte mi indicano indubitabilmente su quel palco, con funzioni non accessorie. Persone ben introdotte giudicano il mio ruolo centrale, come si dice del mandante di crimini efferati o del capobanda di cosca o ciurma criminosa.
Non ho intenzione di difendermi da questa accusa infamante che non temo di definire veritiera. Mio intento è soltanto, al più, di fornire una memoria che illustri ai presenti, che non videro né possono conoscerne l'esatta natura, quale fu lo scopo di chi primo immaginò quei nefasti eventi. E quale fu dunque lo scopo?

[Pausa a effetto, che non ottiene peraltro alcun effetto]

Uno scopo denigratorio! Sì, e non temo di rivelarlo, ormai. Denigratorio, lo ripeto, verso la prosopopea, la sedicente inventiva d'arte o similare, la competizione incoronata d'alloro, la filodrammatica, la società letteraria e illetterata, il sospiro, il grugno pensoso, l'ambizione malcelata all'ammirazione generale e alla fama. Satireggiare senza aver l'aria di farlo, mettendo un guitto a presentare e cianfrusaglie di premio, l'orologio a guardia degli slanci creativi, suggerendo l'applauso e il fischio agli astanti con perentori inviti scritti e usando a protagonisti e comparse di questa farsa scostumata gli adepti della nuova religione, dell'utopia nuova e risorgente, invitati a far mostra quadrupede di sé in un rodeo in cui cavalcare senza vergogna alcuna la propria creatura, la scimmia, l'abnorme e comica bestia cui si dà nome: scrittura e che sempre, come il migliore e più lucido degli specchi, restituisce in perfetta e spietata figura, di colui che crede di possederla e invece ne è strumento, il goffo incedere di corpo carnoso e molle e l'alito fetido d'umore interiore.

[Pausa, come sopra]

Non fu un intento nobile, lo riconosco e non cerco perdono, nemmeno tra coloro che allora credettero e oggi ascoltano sorpresi una rivelazione di infamia e malintenzione, semmai...

[Di colpo, nel mezzo della sala un cagnaccio nero e spellato esplode in un latrato acuto, cui ne seguono altri a ruota attirando l'attenzione sguaiata della sala; subito uno di questi animali viene afferrato da energumeni e portato a peso verso il primo e nell'ilarità e nel trambusto generale ecco che i due si accoppiano furiosamente e da tergo secondo il loro uso, mostrando ansimanti le lingue penzoloni. L'oratore, soverchiato dalla cacofonia, si zittisce e attende che passi, una buona volta, il suo momento]

fine
 

(Falso Anonimo Lombardo)

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mercoledì, 05 dicembre 2007
Del Blogrodeo mi sono rimasti:
- un paio di stivali rossi o bianchi;
- una bmw scura;
- la definizione fisica di ciò che prima era solo parole;
- la conseguente delusione;
- la conseguente soddisfazione.
E un uomo schivo che scappava dalle telecamere bramose di inquadrare l'artefice della bizzarra festa.
Questo nel ricordo.
Di fisico rimane un libro di Pippo Franco, vinto non so più perché.
Connetto poco il mio ego alla Rete, questo differenzia la mia vita da 'era' a 'ora', tra Rozzano e il futuro.
Il poco tempo lo penso spesso e a lungo e quando mi connetto è già quasi tutto vissuto, pensato, a volte anche già postato.
Il BlogRodeo era un grande gioco con cui riempivo i molti tempi vivi che avevo in un ufficio altrimenti noioso, il più delle volte.
I cinque minuti per postare, la gestione di un rodeo, la fibrilla di leggere tutti i post e l'ebbrezza di dichiarare un vincitore veramente meritevole.
Certe cose non ritornano.
Scusate ma non riesco a raccontare: ho una vita, qui, piena di figli. Almeno uno in più, rispetto ad allora.
Tra quelli di cui so l'esistenza, intendo.

 

(Rillo)

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mercoledì, 05 dicembre 2007

l’inferno di rozzano
 

(va ben, saran no tutti endecasillabi, ma manco io son propio dante)
 

per me si va giù a rozzano,
dissemi effe, dal piglio sereno e guidando
col sigaro in bocca, nostro capitano,

ci condusse per il traffico bestemmiando
fin su prima di una milano da bere
per me e i miei compari di bàndo

andiamoci e facciamoli godere
disseci con in testa la vittoria scontata
e io che mi pensavo solo al deglutire

il negrone bibitone fatt’in giornata
portat’appresso come assicurazione
d’una scordanza sana, sacrosanta e cercata

ma ora che vi parlo in questa rimazione
mi sembra ch’ho troppo poco vino in corpo per scriver,
qualcosa di decente di quell’epoca d’azione

primitiva e pionieristica, soprattutto nel viver
il web uno primo e social, ma di fuori
nel mondo rozzo e materiale dell’esser

amici d’un nickname, compagni di cert’amori
letterari, presi solo dalla scrittura malcika
o di da un duo di fratellastri di furori.

eppoi ora c’è no buona musìca
a smantellarmi un orecchio cappuccio
ché i’ son uno che ricorda meglio la fica

che l’aver i pantaloni calati in un cantuccio
a far pipì di nascosto da un complessino
capeggiato da zu in completo blu caruccio.

eppoi confusi lo strelniko siamo soli, i’ cretino,
di tra i negroni scroscianti come un niagara
piangendo ‘bbracciati a fontanone fontanino

che manco sapevo ben come funzionava la gara
di scriver al volo s’ un tema impossibile
ma bello, e ci si mise quasi d’impegno la femmina chiara

fidanzata, lo chiesi, sempr’in ritardo e ‘rraggiungibile
e poi mafe ci lesse e ovviamente al primo girone
ci buttaron fuori, nonostante mafe, e tutto lo scibile,

profuso un poco a caso, un poco anche coglione.
ma che atmosfera di confidenza da prendersi
aggratis! i' che non leggo mai nessuno, manco a colazione,

c’era, che potevi dar del tu e questi senz’offendersi
mi davan retta giù per tutti i miei sgraziati scempi
da quasi-maledetto bevuto scrittore filozarista

ma ridatemi la meglio idea di tutt’il web di tutt’ i tempi
di tutti i numeri punto zero, la geniale anarchica bovarista
terra fertile di blogger amatori leonardi ed empi

ch’era bloboftheblogs (e soprattutto quel "qualcuno era blogghista").
poi rivorrei quel senso di ‘sperimento, dello scriver insieme
e magari pure quello grandioso inferno di rozzano,

quel purgatorio quel paradiso, categorie buone da meme
che uso ma non mi piace, e comunque penso sia peggio cormano.
(parlo solo perché son di torino, ma non mi passa la speme

d’esser perdonato da effe per il mi’ vomito melograno
forse per il vino, forse per l’emozione o la saudàde
d’aver ripensato a quei momenti lì di blogstar stelle

e alzerei ancora un calice a tutte le persone bastràde
ch’ho incrociato e amo da allora, belle,
poi dopo cado come corpo morto cade.

 

(Arsenio Bravuomo)

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mercoledì, 05 dicembre 2007

Siamo capitati lì per caso, io, Piero e Bibo. Io e Piero avevamo un blog per ciascuno, eravamo Copiascolla e Ethico. Bibo non aveva un blog ma viveva in Messico quindi era il più figo di tutti.
Dopo una birra a testa eravamo già ciucchi persi. Ci siamo seduti dietro un computer libero e un attimo dopo ero in piedi che declamavo i nostri versi. Lo scotoma scintillante, mi ricordo ancora. Il nostro post parlava di questa forma di mal di testa, tipica di chi scrive, sembra. Procura uno sfarfallìo al campo visivo, ne soffriva un nostro professore che amavamo molto. Biascicavo brilla coi miei stivali rossi e i capelli tagliati corti a testa in giù nel lavandino a casa di Piero.
Contro ogni previsione, siamo arrivati in finale. Avevamo in corpo sei litri di birra in tre. O in semifinale, non ricordo. Piero farneticava stralci di Bukowski, Bibo aveva una canna spenta infilata dietro un orecchio e io morivo di sonno. So che c'è stato uno spareggio, ma nelle nostre condizioni era impensabile scrivere un post e riuscire a leggerlo. Alla fine abbiamo perso ma ci siamo divertiti molto. Poi siamo andati a letto. Tutti e tre nello stesso: sfiniti, vestiti e con le scarpe addosso.
L'anno dopo, però, abbiamo vinto. Eravamo io e Piero senza Bibo. Ma avevamo zio Gilgamesh, che sa tutto anche il Devanagari e cos'è un Pangolino, perciò abbiamo vinto. Ma quello è stato a Firenze e non c'entra niente.
Di quella sera a Rozzano ricordo Sfera che ballava con una rosa in bocca e un cappello da cuoco in testa. Mi ricordo Zu sul palco, Effe alto alto, Adrix e Yaub uno siculo e uno sardo. Mi ricordo Jorma, con quella sua faccia che ti viene voglia di dargli seimilioni di baci. Mi ricordo Personalità Confusa e mi ricordo che a un certo punto ha detto: moriremo tutti tranne Pulsatilla.
Non mi ricordo Rillo, né Fraps, né Narsil. Mi hanno vista loro per fortuna, se no in questi ultimi 5 anni come avremmo fatto? Perché di cose, poi ne abbiamo fatte un mucchio: la Pazziata, la Pasolinata, scampagnate varie, cene, pattinate. Con noi c'era Zu, una volta Squonk, ogni tanto Sfera ci invitava da lei e cucinava polenta e coniglio. Un coniglio così buono che, in confronto, il gatto che fa mia nonna non sa di niente.
Vorrei dilungarmi su tutto quello che c'è stato in mezzo tra quella famosa sera e adesso. Raccontarvi di quante altre volte ho sentito Zu cantare, di tutti i conigli di Sfera e i consigli di Rillo. Di facce che non ho più rivisto ma che leggo. Di facce che non ricordo ma ho incrociato altrove, anni dopo, apposta o per caso.
E noi tre Trismegisti, adesso, siamo sempre due a Milano e il terzo a Città del Messico. Tutti e tre abbiamo smesso di tagliarci a vicenda i capelli nel lavandino: io vado da un parrucchiere vicino al mio ufficio, loro due se li tagliano ognuno nel lavandino di casa propria.
L'ultima volta che ci siamo visti, potete vederla anche voi. La trovate su Youtube cercando Copiascolla. Invece di un post leggo un mio articolo: da qualche tempo gioco a fare la giornalista ma non ci riesco, però mi diverto. Dietro l'obiettivo c'è Piero e dietro Piero, tutti i suoi obiettivi che lui non fa niente per raggiungere perché è troppo pigro. Ma ci pensano loro a inseguirlo e prima o poi lo prendono. Bibo nel video è il più figo di tutti. E' quello biondo con gli occhi azzurri che rolla una canna in fondo a destra. Però è di sinistra.

 

 

 

(Copiascolla)

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mercoledì, 05 dicembre 2007
-Lei, l’ho vista sa, non si attacchi al template!
-Cosa?
-Lei mi sta sfeedando sotto, mi toglie il commento, il post da solo sopra non ha senso. Il blog e’ come un Mont-Blanc, non è come un cannolo alla siciliana che c'è tutto dentro, pure il troll candito. E’ come uno zaino: lei se lo porta appresso nel feed reader, anche per un mese, e sta sicuro. Il Mont-Blog si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Tumblr...
-Cosa?
-La Sacher Tumblr...
-Cos'è?
-Cioé lei non ha mai sfogliato la Sacher Tumblr?!...
-No.
-Va be' continuiamo così, facciamoci del male!!!
 
-E se lo twittero, va bene? In data odierna lo scrivente Obliato Splindero, infiltratosi col nome di copertura di UtenteAnonimo sin dai tempi dell’operazione BlogRodendo all’Aurora di Rozzano, riscontrava - come da nostre precedenti informative regolarmente inoltrate - la presenza del Contumace, invero noto un tempo come ***/**, rannicchiato nel suo solito angolo e come sempre intento a scribacchiare compulsivo sul portatile, oltre che a annotare febbrile su una messe di fogli di carta, in perenne disordine.
Il succitato ebbe, come da abitudine, ordinato al commesso un McSuinis (parrebbesi essere una specie di bludimeri che il barcampman infame fa con del sanguinaccio originale), quindi lo sorseggiava impostato a la MoriconiNando, dopodicche’ lo scaracchiava via (esattamente predisponendosi al m’aiprovocatoemo’tetrinco) per quindi ripiegare solitamente sulla gassosa sacripante o sul rabarburan, piu’ di rado la cedrata o la spuma sotto l’albero.
Ripiegata nella tasca, ma con la testata ben visibile, il Nostro recava a mo’ di segno d’istintivo la copia de Il Rimorfista (sottotitolo "le ragioni del dissocialismo"): da presuntivi approfondimenti condotti dall’appuntato Pijopompa della cellula retta dei servizi deviati crassi, esso Rimorfista risulterebbe essere un trastullo intellettuale incompiuto nato a sua volta dalla deriva del progetto in codice noto come "il Loglio – miserie morali e materiali di chi e’ separato dal grano".
 
Devo doviziosamente segnalare che in data odierna il Contumace – come da dialoghetto riportato in testa – degnava lo scrivente - alias UtenteAnonimo - di beffarda considerazione, per poi ripiombare nella consueta afasia.
A piu’ accurata prospezione emergeva che il menzionato Contumace visionava compulsivamente sul portatile copia usurata (e mal riversata da vhs) del dimenticabile film "la Messa e’ Finita" - parto di egocentrismo vellicale di levatura ben altra che bloggica – e che la chiosava in forma scritta ed in immaginario dialogo con ipotetico sodale, talvolta dallo stesso definito in codice "Manquant". A piu’ analitica indagine affidata all’agente sottocopertura di gazzettier-romanzier Cavillo, suddetto Manquant risultava essere uno dei sediziosi adunanti della riunione de L’Aurora di Rozzano (di cui ad apposita informativa). Di detto Manquant sassi (nel senso di sapesi) che si diede repentinamente alla clandestinità (pur riapparendo nella leggenda del volgo come l’uomo che ti azzittisce al cinema quando vuoi fare una telefonatina per i cazzi tuoi oppure non resisti a commentare a voce alta.... ecchecazz’, gli strafatti tuoi no, ché se il film e’ noioso come sfaccimm’ passo il tempo?).
Segnalasi anche che ad un certo punto, il Contumace ebbe a fissarci con sguardo interrogativo, sin quando non ebbi ad intendere che Egli stava fissando il classico punto (interrogativo) all’orizzonte (come si ebbe a scrivere in altra informativa, invero plagiando il suddetto Contumace, allo "zenith dell’Ego e al nadir del Nego"). Infine repentinamente appallottolò un foglio di carta (da noi recuperato successivamente, detto foglio risultava essere la bozza della piece "Mafevvanz e Gwittenstein sono morti", originariamente destinata al rituale "c’e’ post sotto l’albero", in verità reputato dall’analista BromoPreprandiale uno Squonkuasso di palle natalizie degno di miglior causa).

A titolo di digressione, ci urge sottolineare come nell’usuale dimenticatoio (in ossequio a quello che il Contumace ama definire "il pattume con il lettore") abbiamo in data odierna reperito e catalogato anche i seguenti incompiuti (che repertoriamo nella lunga lista di "motti sotto spiritum" non destinati a pubblicazione:
rielaborazione (a la Braque) dell’etichetta dello zafferano tre cuochi, recante confuso fumetto liechtensteinaino "il pranX§o e’ schernito", con vergata in trasversale irridenza, la scritta: "pulsatillanimechitescritte" su decollage di scatola di prugnesecche.
>lettera anonima composta con i caratteri tipografici ritagliati da copia de "il piccolo isolazionista" (che si narra Labranca scrisse inorridito dal sabba rozzaniano) indirizzata a tale Flipperini (secondo l’autorevole parere del dottor Tramaroli della Securiti di Teneucom, tratterebbesi di intellettuale filosofale, dedita anni or sono a distillare sangue dalle blogrape notturne, mentre i furbi facevano i soldi nelle segrete dei castelmecchi, spremendo prugenesecche)
scontrino del Movida di via Rosales, recante la dicitura "appunto per epitaffio di Splindonide di Marameo"

Di quelli pubblicati alle Bloggopoli
curiosa è la sorte, buffo il destino, lo scaffale li tromba:
non tirature, ma tirarsela; l’invenduto è lode.
Questa brossura non il remainder, non il tarlo che tutto rode intaccherà.
Questo sacro posteggio di eroi ,la boria della carta ha scelto come abitatrice;
ne sia teste la padella, emblema di ScrotoTristo, che di valore lascio’
nel grande scoramento, un mare di buffi e fame imperitura


Tengasi peraltro a sottolineare che il doppio senso buffi=debiti=cialtroni lo faceva già la recluta Pingitore prima di avere successo al Bagaglino.

Ma non divaghiamo. A un certo punto il Contumace depositava il tutto in un cestino (elettronico, si avrebbe a presumere dall’icona, ma invero sedizioso, dato il nome di Bin Recycle, che fa intuire connessioni con la intifada qaed-lista di Osamontemagno) assieme ad altri spunti apparentemente indirizzati a (testuale) "quello scassanerchia nostalgico di Nerdzog, che ama tenere tesi i fili della memoria senza strozzarvicisi dentro, allanimechileccaunter".

Con sprezzo della noia ci avvicinavamo al Contumace, intendendo carpirgli dalla cartella del Rimorfista alcuni dei passaggi chiave del pallosissimo saggio che il Nostro aveva stilato come prolegomeni al famigerato "Memoriale di Palta - promemoria sulle questioni del falso movimento dei blogger e della sua vanità" (e che – come gli avviene da almeno tre anni, dalla famosa vicenda dell’attentato al trenino situazionista al Lingotto – si era deciso a non pubblicare. Più per tenere viva la leggenda – che lo posseno accidia – che per altro).

Quando Egli mi ha scoperto e nuovamente apostrofato. Invero senza boria, ma con condiscendente consapevolezza.
Quasi triste, di certo lontano.
Doviziosamente alleghiamo trascrizione del dialogo al suddetto rapporto. Turbati dal tono, ma sempre nella rispettosa speranza di vedere esaudita la nostra richiesta di trasferimento (ora che la copertura e’ saltata) e di essere destinati a nuovo servizio, ambendo tornare ad occuparci della polpa di questa setta (invero ribadisco: mentre questi pionieri rimbambiti da prepensionare si trastullano sul filo della memoria e mi ammorbano con il loro reducismo, il collega Ramazza si scopa le giovinette di maispeis mentre il maresciallo Arraffa – infiltratosi nel cuore dei Blogbabel, quelli che "lo status blogghese si arrabbatta, non si scambia" – si riempie la casa di merce aummaaumma con la scusa di scrivere cachinnici post pubblicitari.

- E così, caro Utente Anonimo, quando ho visto la lista dei suoi feed io ho capito tutto di lei: lei è un uomo che ha sofferto, che legge solo un paio di blog alla volta, di quelli che piano piano si consumano, diventano lisi, perdono il colore, e alla fine ci sei solo tu a seguirli. Quando io ho guardato la lista dei suoi feed ho pensato: "ora glielo dico subito"
- Che cosa doveva dirmi subito?
- Che sono io quello che cerca, che ero io a Rozzano quella sera
- Ma perché li ha smarriti: erano suoi amici, che cosa le avevano fatto?
- Mi avevano deluso. Io stesso li avevo delusi. I blog ti deludono, la gente normale no. A me piacciono le idee felici, anche se una volta che le hai viste tendono a diventare riviste. Io inconsapevolmente li aiutavo, rendendole ipertrofiche e impossibili da realizzare, li indirizzavo sulla strada giusta sviandoli, la mia megalomania doveva esser loro di esempio. Poi però non li ho seguiti più. Cominciano a dirti sempre le stesse cose, poi chiudono, non postano, si spostano, poi ritornano; però è troppo tardi, perché ormai sono feriti e nel rimestare le ferite dilaniati e triti. E allora non li voglio più vedere.
Una volta era più facile giudicare, come con la lista dei feed: c'erano solo alcuni modelli, molto caratterizzati, erano quel tipo di blog e basta. Ora invece tutto è più confuso, uno stile si è intrecciato a un altro, le cose non sono più nette. E le altre sono sempre uguali. E farsi il verso non è poi così diverso
- No, scusi, stavamo parlando del suo blog...
- Sì, i blog non possono comportarsi così, perché io mica divento lettore o commentatore del primo che incontro. Io decido di voler leggere, scelgo; e quando scelgo è per sempre.

A questo punto si e’ astratto. Avrei giurato che stesse parlando a un altro. E ha aggiunto:

- Una volta mi piacevano molto i pretesti, le pisquanate nostalgiche come questa: e’ per questo che oggi mi ritrovate qui.
Flaviano, ti ricordi le "cagatine", quando adobbavamo il kolkhoz o brandivamo l’attizzatoio: metà autoreferenziale collettivo e metà autoreferenziale ombelicale. Le "cagatine", oggi non vanno più. A Ottobre un giorno aprivi la mailbox e leggevi: "indovinate cosa ci inventiamo adesso...". Ma noi lo sapevamo già, erano la BlogFest di stagione.
Ora, invece, ci sono le classifiche tutto l'anno, le citazioni tutto l'anno, i beppigrilli tutto l’anno, i bloggeravamo tutto l’anno
Ma che ricordi avranno un giorno di noi, eh?

 

(Gonio)

 

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mercoledì, 05 dicembre 2007

Un apostrofo rosa tra le parole Rozz'ano

A Rozzano c'ero andata per incontrare il padre dei miei figli. Io però non lo sapevo che quest'uomo avrebbe avuto cotanto ruolo nella mia vita, figuriamoci lui. E infatti all'inizio non mi ha nemmeno salutata, poi sembrava imbarazzato nel vedermi, poi mi sono girate le palle e me ne sono andata, lasciandolo al suo destino (che dopo sarebbe stato anche il mio). Decisamente Rozzano non era il mio posto, perché dovrei volerlo ricordare?

 

(Severine)

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mercoledì, 05 dicembre 2007

Fai a meno di me

Sai, non so come spiegartelo. Non è che non voglio farlo, è che non so da che parte iniziare. Dovrei raccontarti di quando abbiamo iniziato a scrivere dentro questi aggeggi, e la maggior parte di noi lo faceva senza ben capire né come né perché. Dovrei raccontarti di quando evitavamo di dire in giro che avevamo un blog, perché stare a spiegare cos’era e perché lo avevamo era un compito sfiancante anche per i fisici più attrezzati. Dovrei raccontarti dei primi scambi via e-mail, e delle prime birre bevute insieme, quando i ragazzi seduti ai tavoli vicini ci guardavano di sguincio e si capiva che ci prendevano per degli anziani via di testa. Dovrei raccontarti di un giorno che ci siamo detti "e se organizzassimo una festa?", e lo abbiamo fatto per davvero, con gli inviti, la band, la gara, le birre e i cocktail. Dovrei raccontarti di un tardo pomeriggio nell’hinterland di Milano, e di decine, e centinaia di persone, che nella maggior parte dei casi si conoscevano solo per essersi letti ogni santo giorno, incontrarsi e sorprendersi e abbracciarsi e bere. Dovrei raccontarti di una gara, del bravo presentatore, di gente che si conobbe quel giorno e non si lasciò più, di gente che quel giorno era insieme e oggi no. Dovrei raccontarti degli inviti a pranzo, dei sonni sui divani, delle presentazioni alle famiglie e agli amici. Dovrei raccontarti di questo e altro ancora, e se vuoi lo farò: ma tu ti annoierai dopo pochi minuti, perché i ricordi altrui non sono altro che nebbia, e non sono molti coloro che hanno passione per la bruma. Che poi, vedi: non è passato molto tempo da quel giorno della gara e delle birre e della band, eppure sembra che sia passato un secolo, ché oggi pare tutto normale e forse lo è, chissà, è un po’ come sposarsi, all’inizio voli sulle nuvole, è tutta magia e stupore e novità; dopo un po’ torni a terra, come è giusto che sia: e se sei fortunato, trovi che la normalità è altrettanto bella. Dovrei raccontarti tutto questo, lo so, e se vuoi lo farò: ma spero che tu abbia la mia stessa fortuna, e possa fare a meno dei miei racconti.

(Squonk)

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mercoledì, 05 dicembre 2007

Rozzano era sereno
 

[Ti ricordi il BlogRodeo? Il primo, a Rozzano, ti ricordi? - mi chiese Ransome in quell'ennesima notte senza vento]
 

Sì, in quell'anno duemilaquattro fui a Rozzano, appena fuori dalle fauci milanesi, guidato in loco da una macchina zeppa di musicisti che mi fecero attraversare leggeri la città mentre pioveva e spioveva. Il gancio era un indigeno che stava arrivando lì in motorino con un affettasalumi nascosto nel bauletto e un rasoio elettrico in tasca (i posti di blocco per quelle strade sono superabili solo se si ha un forte grado di non-sense) Va a finire che il posto non è per niente male: c'è quel tanto di verde intorno e stelle addosso che le strade e gli scappamenti consentono in questa sera 'e magg. Io, campagnolo che non sono altro, credevo di non trovare nemmeno una pianta e invece c'è pure un cortiletto interno dove c'è anche il biliardino; alla fine questo giardino sarà utilissimo perché di tra le fresche erbe c'andrò a gottare le prime due volte.

Sarà che ero partito svelto di birra, campari biciclettati e niente nello stomaco se non l'ologramma accidentato che ti camuffano da tramezzino quelli di Trenitaglia.

L'importante è che adesso sto in mezzo a una allegra masnada d'omini e donne, sciamante dentro e fuori a questo spazio Aurora che per me, alle dieci di sera, era già il bar dell'Overloook Hotel. Due negroni dopo mi appare puntualissimo Lloyd, il barman di Shining, con tanto di papillon e telecamera di MTV a lato che lo riprende zoomando anfetaminica sui cubetti di ghiaccio tutti contenti di salutare a casa.
 
Tutto molto bello, davvero.
 
Poi però non può andare innanzi che così: arriva l'ultima complice del gruppo nostro, ci chiedono il nome e non riusciamo a dichiararci prigionieri politici, biascico solo "Noi siamo i negroni" così male che quando mi faranno rivedere la registrazione mi complimenterò da solo. Ci siamo dimenticati i passamontagna e non riconosciamo l'incipit di "Soffocare", perdiamo con l’inattaccabile sfrontatezza di sempre, perdiamo sempre, perdiamo meglio, perdiamo benissimo perché chi legge il nostro post lo fa con una voce un'intonazione che ci va bene e ci garba a tutti mentre siamo gia fuori a sedere su una zanella bassa. Canna. Birra. Biemmevu nere che ho solo immaginato. Nasi, mani e bocche uscite fuori dai permalink che mi si parano da tutte le parti mentre Loyd me ne versa un altro volutamente sbagliato e con la cannuccia. Parlo, abbraccio, straparlo, m'inchino di fronte a apparizioni con lo slash prima dell'io. Una lavagnetta che non riesco a leggere bene, la leggo sulle labbra delle genti intorno. Rido. Birra. Abbraccio un fratello di reggimento, ciancico sul fatto che siamo soli, cradle to grave, sempre, hai voglia te di far funzionare lo stato sociale. Il terzo fratello, non visto, fa lampeggiare una digitale. Giardino again. Lascio la mail a non so chi, faccio una figura di merda con la mia compagna, non riesco a imitare la faccia da mulo di pietra di Bogart. Canna. Corro verso il buio oltre la sete. Prime sboccature. Prima visita al bagno, arancione, mi sembra. Birra. Ascolto i musicisti che se la godono sul palco. Vedo gente. Bevo cose. Ancora in bagno, arancione, ne sono sicuro. Saluto i vincitori e gli sconfitti, tutti belli stasera. Perdo di vista quasi tutto. Lloyd mi accompagna in bagno, cazzo, è rosso. Lo dicevo io che era rosso. Lo dico anche a qualcuno sulla porta dell'Aurora. Poi Lloyd non c'è più e mi trovo in una ipsilondieci che mangia il rettifilo, sul sedile accanto al guidatore. Penso che domani non si lavora, penso che culo che non devo guidare e anche chissà dove ho parcheggiato la macchina. Devo chiedere meglio a Lloyd quando lo rivedo. Anche a lui quegli uomini e quelle donne gli son garbati moltissimo, s'è fatto anche degl'amici e ora crede che i blog servano proprio a quello.

(Strelnik)

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mercoledì, 05 dicembre 2007

Dice: "io ricordo di Zu sudato che canta e si dimena sul palco."
Dico che il sudore era per l'emozione di vedere certa blogosfera dall'alto. E anche da dietro, in certi casi. Un'emozione profonda da prima del certame a dopo il concerto.

In rete e dal vivo, mi sa che il Blogrodeo venne bene perché lo si fece ridendo, perché ogni testa pensante mise a disposizione anche i propri arti oltre all'arte d'arrangiarsi, tra mezzi zero e fini incerti.

Nel risolvere l'espressione della voglia di fare, tra i vari esempi della rete come realtà virtuosa visti negli ultimi anni da queste parti, in più di un caso le radici affondano fin là, tra le labirintiche rotonde che passan la nottata a inquadrar l'Aurora.

(Zu)

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mercoledì, 05 dicembre 2007
Blogrodeopoli

Mi hanno detto che era maggio 2004, e che io c’ero. Ho negato, per principio e come fine. Mi hanno fatto vedere le foto: io con un cappello da cuoco e un mestolo, possibile arma del delitto. Figuriamoci. "Signori," ho detto, "questi son trucchetti da Ris della tivvù, fotoscioppàte da quatto euro. Suvvia, lasciatemi andare". Allora hanno provato ad afferrarmi per la nuca e a sbattermi la faccia contro il muro, ma hanno perso subito la presa: il vantaggio di un colletto unto. "Come ve lo devo dire?" ho insistito. "Non c’ero, non so, non ricordo, non ero io, non potevo essere io". E poi silenzio. Per sciogliere il grumo d’imbarazzo, ho chiesto un bicchier d’acqua. Invece, mi hanno dato un cotton-fioc: "Stùratele bene," hanno detto, "ché c’abbiamo qualcosa da farti sentire". Un brivido, una premonizione, il sentimento che qualcosa stava per accadere. Quando ho visto il titolo del dossier che stavano aprendo, il cotton-fioc l’ho acceso e ho cominciato a fumarmelo. Perché il titolo del faldone era: "Operazione BlogRodeo – intercettazioni telefoniche maggio 2004". E dentro il faldone c’erano una cassetta (neanche un cd, ’sti Ris da seconda serata). E la cassetta aveva la mia voce, e quella di un altro. E l’altro cominciava dicendo così:
– Duca!
– Dica!
– Allora si fa, eh?
– Ah, bene. Allora... è deciso, sì?
– Sì, sì, guardi, tutto deciso: io, lei...
– ...e il bambino, si?
– Certo, certo, il bambino. E la Pulsatilla.
– Bene. Molto bene.
– ...
– E... per il nome?
– Deciso anche quello, duca: Quattro post in padella.
– Mh. Ma non sarà...
– Cosa?
– No, dico, non sarà...
– Non sarà cosa?
– Non sarà una cazzata?
– Ma sì, che importa, duca. Quattro post in padella: pronti in 5 minuti.
– Ah, allora perfetto, perfetto.
– ...
– Non sarà una cazzata, Confu’?
– Lasci fare, duca. Piuttosto: dovremo vestirci da cuochi...
– Da cuochi? E perché?
– "Quattro post in padella", duca. Eh? Eh?
– Ah...
– Penso a tutto io, porto i cappelli e i mattarelli.
– Fantastico. S-senta, lei come ci va a Rozzano?
– Mah, adesso c’organizziamo. Ora la saluto, ho 3790 commenti da evadere...
– La saluto, Confu’.
– Ci vediamo là.
– La saluto.
– ’derla, duca.
Click.
A quel punto ho sentito un click, in mezzo al cervello (o un po’ di lato, che importa). E mi sono ricordato tutto: il blog, il mio blog, i blog, la gara di scrittura, Rozzano, il bravo presentatore, il Poeta organizzatore, Zu che suonava, la mia camicia rossa a quadretti, il primo Negroni, il secondo posto, la festa, il secondo Negroni, le risate, il terzo Negroni. Poi poco altro.
E mentre fissavo il vuoto con un sorriso ebete sulla faccia, loro mi facevano firmare il verbale dove tutto era già scritto. Ma proprio tutto, pari pari come me l’ero ricordato.
"Non potevate farmelo leggere prima, ché mi risparmiavo la fatica?", chiedo.
"E già", rispondono.
.....
"Ha qualcosa da aggiungere a sua discolpa?", riprendono.
Farfuglio: "Sì, mah, sa, erano altri tempi, altra freschezza, un clima di novità,
voglia di giocare a esprimersi o di esprimersi giocando, o di esprimere
spremendo la giocosità dell’espressione gioc...".
Mi interrompe un ceffone. Ahi! "Poi?", incalzano.
"Poi le cose della vita," improvviso, "il disincanto, l’ingenua freschezza
venuta meno, gli sguardi indiscreti, il sentirsi osservati senza sapere
da chi, e anche la voglia di fare altro pur non sapendo cosa.
Queste cose qua, ecco".
"Insomma", deducono, "non lo rifarebbe... Non ricomincerebbe a farlo".
"Forse no," mi sento dire, "non più".
"Riportatelo dentro," sentenziano, "e buttate via la password".

 
(Marquant)
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mercoledì, 05 dicembre 2007

" Egregio Direttore di (nome testata),
 
solo parzialmente stupito del perdurare del suo silenzio, imputabile immagino ai suoi soverchi impegni di lavoro, mi ripropongo per offrirle i miei servigi. Come le ricordavo nelle precedenti 14 lettere, Lei ha di fronte l'unico blogger che, a tre anni di distanza da Rozzano, non ha ancora una rubrica fissa su un giornale, che non ha scritto alcun libro, non conduce trasmissioni radio, non ha girato un film sulla sua vita di blogger, non fa il testimonial per telefilm, libri o sextoys, non ha levato pecette, salvato cheerleader, e quant'altro.
So che Le sembrerà incredibile quanto a me.
Ma nonostante la mia umiltà e moderazione, nonostante il mio stile giornalistico secco e moderno, privo di qualsivoglia fronzolo, forte di un periodare agile che aborre la subordinata come larva di un futuro anacoluto, esso stesso immeritevole di vita propria, nessuno dei suoi colleghi Egregi Direttori mi ha ancora offerto quanto merito.
Lei mi dirà che il mio blog ha sempre i suoi lettori, che grazie a lui ho persino cambiato lavoro.
Io la ringrazio e replico che m'importa sega - perdoni l'audace immagine - dei miei 100 lettori.
Io voglio fama e danaro.
Io da grande voglio fare la blogstar.
E chi l'ha dura la vince.

Confidando nella sua attenzione,
porgo a lei e signora, famiglia e redazione tutta,
cordiali saluti "

(Zio Burp)

PS: certo di farle gradito omaggio, confidando nella sua veste di lettore critico e attento, Le mando in anteprima assoluta la prima bozza del mio libro "La casta - Così i blogger italiani sono diventati intoccabili".

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mercoledì, 05 dicembre 2007
Era il 21 maggio del 2004. Ricordo bene la data perché era appena due giorni prima del mio quarantunesimo compleanno. Avevo un mio blog da poco più di un anno, anche se eran quasi due che frequentavo blog altrui.

Ci fece strada Zu, e Mafe con Vanz ci seguivano in una terza automobile; lungo la strada impossibile non notare i cartelli messi da Rillo, che indicavano il percorso fino allo spazio Aurora. Tra l'altro, incredibilmente, degli altri cartelli indicavano un "vero" Rodeo western in quegli stessi giorni, con cavalli e tori, sempre da quelle parti. Non esistono coincidenze, ma solo la sincronicità degli eventi: quello fu un esempio lampante.

Mistràl ed io eravamo insieme da meno di un anno, però già abbastanza inseparabili: credo di aver trascorso abbracciato a lei almeno di metà della serata. All'arrivo c'erano già un po' di persone, in particolare Alessio che trafficava con l'impianto audio, una certa Elena, il Rillo, Sir Squonk e qualcuno dello spazio Aurora medesimo.

Poco dopo arrivavano alla spicciolata Strelnik, Monia e Arsenio Bravuomo, il Confuso con Jorma e Pulsatilla e un altro po' di bella gente.

A seguire, sono più che altro flash, momenti di quella serata memorabile: mentre Zu e i Black Sound Machine (il suo gruppo di allora) provavano gli strumenti, mi si avvicina Squonk (che già avevamo incontrato insieme al Confuso, a Pros e parecchi altri alla BlogFest del Neri sei mesi prima) con un personaggio di elevata statura che, non avendo compreso il nome durante la presentazione - come sempre avviene durante le presentazioni - si allontana subito dopo un sobrio cenno del capo, lasciando il Sir abbastanza stupito. Veloce conciliabolo, rapido dietro front e mi trovo un gentiluomo sabaudo che addirittura si prostra chiedendo venia per il veloce commiato di poc'anzi, mentre un Lord Marquant appena sopraggiunto a sua volta si prosterna ai piedi di Herr Effe (di lui si trattava) e fa atto di adorazione.

Inizia lo spettacolo, nel frattempo è arrivato Tommaso Labranca e ha preso in mano le redini della situazione. Memorabile la presentazione delle squadre, con i "Quattro post in padella" capitanati dal Confuso (dovevano essere "I Tre Cuochi" come quelli dello zafferano omonimo, ma nel frattempo s'è aggiunta Pulsatilla e son diventati quattro), I "Post Datati" dei quali oltre Effe e Gonio fanno parte anche Squonk e Sphera, I "Negroni" composti da Strel', Arsenio, Arkangel e Livefast. Un ulteriore squadra, "I trismegisti" viene composta lì per lì da Pros, Ethico e Copiascolla.

Lo svolgimento è analogo al BlogRodeo Online, viene dato uno spunto iniziale, una frase che fa da "tema" e deve servire per lo sviluppo di un breve testo, sul quale poi si procede a votazione con applausometro. La prima frase mi pare che fosse qualcosa tipo "se non sai cosa dire, evita".

Labranca richiede come assistente una vergine, e si fa avanti LaPizia, poi ci coinvolge nell'intermezzo con coro, con tanto di cartelli col testo di "Dragostea din tei" (ovvero, "Amore dal tiglio", canzone pop romena - plagiata, tra l'altro, a quanto mi raccontava un'amica transilvana - lanciata in quei mesi sulla scena europea da un furbo remix). Poco dopo mette in palio numerosi oggetti, ricavati penso dalla sua soffitta, compresa una magnifica forchettona in legno africana a forma di giraffa che ancora conserviamo, svariati libri e una bottiglia di Vermouth "Branchetti" del 1974, aggiudicata al Bravuomo.

Poco dopo ci si avvicina il compañero Strelnik, già vittima di numerosi Negroni sbagliati, e quando gli raccontiamo della vincita del suo sodale Fabio gli si accende come una luce selvaggia negli occhi e ci chiede "dov'è?". Li rivedremo più tardi, Arsenio e Strel', senza più la bottiglia, che s'abbracciano piangendo, raccontandosi di quanto si vogliono bene.

Ricordo che nel resto della serata ho conosciuto Auro, che ancora non scriveva su Wikipedia e il cui blog ancora si chiamava "tentatividifuga", Titti che ancora aveva "stellefilanti" e avrebbe poi aperto un bellissimo photoblog, BlackCat che ancora non s'era accasata con l'ing. TonyMaestri ma l'avrebbe fatto di lì a poco, e appunto Eloisa Di Rocco detta LaPizia, con la quale avevo avuto una sorta di breve diatriba nei commenti del blog di GalassiaGutenberg pochi mesi prima, che mi fece notare come avesse fatto lei il primo passo; poche ore prima, a casa di Zu, avevo ascoltato una canzone da lei composta ed eseguita, solo chitarra e voce, una ninnananna molto dolce e struggente, che avevo trovato bellissima, e non ebbi modo di dirglielo.

Poi inizia il concerto dei BSM, era la seconda volta che li ascoltavamo dal vivo e non sarebbe stata l'ultima, riceviamo, come da richiesta, la dedica di "I feel good".

Poi lampi e sprazzi, sorrisi e battute, un sacco di risate e di chiacchiere.

Sul finire della serata, mentre i musicisti smontavano gli strumenti e noi si scambiava due parole con Sphera, l'ultima scena degna di nota fu Effe, che dopo aver salutato tornò indietro due volte a chiedere conferma delle indicazioni. Niente, proprio non riusciva a uscire da quella maledetta rotonda in direzione Torino, a quanto pare. La terza volta che lo vedemmo tornare, avrei tanto voluto avere una videocamera per registrare la scenetta.

È curioso ricordare adesso quella serata, non è stato il primo Blog-raduno e non è stato l'ultimo, ma in qualche modo è stato uno spartiacque, come evento. C'è un prima e un dopo. Credo difficilmente si possa ripetere un'esperienza come quella, in quest'anno di BarCamp, altrettanto belli e piacevoli, ma senza quello strano, indefinibile sentimento che dà il dare per la prima volta un volto e una voce a persone che sono state per mesi "solo" scritte su un video.

(Gilgamesh)
postato da: Effe alle ore 00:48 | Permalink | commenti
mercoledì, 05 dicembre 2007

Blog un tempo anonimi sono ormai diventati persone con le quali uscire a prendere un aperitivo
Jorma, Vivimilano del 21 Maggio 2004
 
ANNO 2024, pomeriggio


Ma-ia-hii
Ma-ia-huu
Ma-ia-hoo
Ma-ia-haha
L'omino con le mani pelose è In un angolo, con le braccia intorno alle ginocchia e la testa che oscilla come un metronomo.
Canta a se stesso, come una ninna nanna che non lo fa dormire, come una preghiera che lo potrà salvare, per lui non esiste nulla al di fuori di quel pensiero ossessivo.
Entra in scena un uomo alto, bello, sano, brilla di luce propria, è saggio e sicuro di sé, è il futuro che incontra il passato e, inginocchiandosi al suo fianco, gli chiede: "cosa ricordi? Com'era? Cos'é cambiato?"
L'omino rinsavisce come se non fosse mai stato folle, i lineamenti si addolciscono e i muscoli si rilassano.
"Com'era? Ricordi? Com'è ora! Cosa sento adesso! Queste sono le domande da fare. Io vivo qui e ora, questa è la mia realtà"
L'uomo alto si rannicchia in un angolo rivolto al muro che inizia ad urtare compulsivamente con la fronte.
L'omino prende la scena:
"C'erano luci e musica e Zu sudato che cantava.
No, forse è meglio partire dall'inizio:
Non c'era nulla, poi, senza un perché, sono nati i Blog. Questi, come le cellule di un feto, si moltiplicarono fino a diventare migliaia e questi migliaia crescevano alimentandosi vicendevolmente, la catena alimentare era completa, era il moto perpetuo.
I Blog si evolsero in Aperitivi, uno status superiore, nel quale divennero volti, odori, voci.
Gli aperitivi alimentavano i Blog che alimentavano gli Aperitivi, era la società perfetta!
In cerca di nuovi stimoli gli Aperitivi inventarono il BlogRodeo, il "fuoco" dei Blog, l'anello mancante, la terra promessa.
Fu così che arrivammo a Rozzano, c'erano tutti, chi non c'era era a casa.
Allo spazio Aurora c'è un calcetto, noi che siamo arrivati prima ce lo godiamo e, come una famiglia allargata in gita domenicale, ci godiamo la quiete prima della tempesta.
Man mano che il tempo passa il posto si riempie, il tasso alcolico sale, le squadre si compongono, si accendono le luci, si va in scena.
C'è il poeta che zampetta muto e scrive su una lavagnetta dei suggerimenti televisivi, c'è Labranca che presenta, i rodeanti sono pronti, sono caldi, alcuni sono ubriachi altri anche, le tracce si susseguono con il tempo che incalza, i post che scriviamo sono decisamente mediocri, ma scrivere in 4 è più difficile che scrivere da soli.
Ci divertiamo, gli occhi si incontrano, i commenti dei post diventano sguardi, strette di mano.
Poi tutto finisce, le orecchie fischiano e i vestiti puzzano, come dopo un concerto"
L'omino si ferma, si spegne, torna nell'angolo.
L'uomo alto si alza, si accende e va verso la porta.
"Ciao Gonio"
"Arrivederla Effe"

 

(Jorma)

postato da: Effe alle ore 00:50 | Permalink | commenti (1)
mercoledì, 05 dicembre 2007

Io canto le parole elettriche

Questo semi-instant-one-shot-blog non è, come a un occhio pigro e bollito dai troppi pixel del web potrebbe sembrare, un sito collettivo, e neppure un archivio di schede anamnestiche di pazienti affetti dalla sindrome del reduce.
E’, invece, un avviso sghembo ai naviganti, una pietra (non) miliare, un punto in-fermo su cui posizionare il compasso per misurare, in termini di vita e di Rete, distanze e differenze dal passato a qui e oltre ancora (il BlogRodeo Live di Rozzano essendo solo un pre-testo).
Perché la Rete non è solo uno strumento: è soprattutto un’opportunità, un corpo, un luogo. E ogni luogo presuppone, oltre alla stasi, anche una direzione e un vettore. Da dove arriviamo, noi gente di Rete? Da cosa si riconosce il posto dove ora siamo? Fin dove sapremo spingerci?
Riflettere sulla Rete significa riflettere su noi stessi, sul nostro modo di cartografare la realtà attraverso la scrittura virtuale dei nostri blog.
Nel 2004 la blogosfera era densa di nuovi inizi, eccessiva di entusiasmi, esondante di tentativi imperfetti, rapide fiammate, polemiche violente e profonde interazioni. Si stava costruendo qualcosa, pur senza aver potuto consultare preventivamente il progetto generale dell’architetto (salvo poi scoprire che l’architetto non è mai esistito, e il progetto neppure).
Era, quello, un tempo i cui i blogger, oltre che giocare (cosa già seria e violentissima di per sé) erano disposti a mettersi in gioco, che è cosa affatto diversa.
Ci si sporgeva sull’orlo dell’inconosciuto, della terra digitale inesplorata, accettandone rischio e fascinazione.
Rischia ancora, oggi, la Rete? Ci si espone, corpo e luogo e parole elettriche?
Accettato il fatto che le Voci qui riportate appartengono a persone che hanno in certa parte cambiato il proprio rapporto con la Rete - fino all’abiura, in certi casi - a me sembra che, come contesto generico, nella blogosfera prevalga oggi la nicchia individuale, il porto sicuro, il permanere entro identità e profili che, lontani dall’essere maschere e fingimenti, si sono fatte così concrete da non permetterci di essere altro e altrove.
Questo è quanto mi dice il calibro con cui misuro la distanza da Rozzano al futuro; se qualcuno, per baia e canzonatura, il calibro me l’ha invece starato, lo ammetta allora subito e non parliamone mai più.

(Effe)

postato da: Effe alle ore 00:52 | Permalink | commenti (9)