[Entra da una porta laterale, nel silenzio dei presenti, inciampa nello stipite e rotola a terra in un turbine polveroso attirando gli sguardi della folla accalcata e in attesa nella sala. Si rialza e raggiunge confusamente lo scranno degli imputati. Si acconcia il pastrano e inizia con voce malferma il suo discorso. Dopo pochi secondi la folla, come rassicurata, ricomincia a farsi i fatti propri e l'oratore prosegue nel vocio e nel disinteresse più completo]
A quanto pare, signor Giudice e attento pubblico, sono considerato uno dei principali responsabili dell'evento di cui si discute. Testimonianze che non ho motivo di ritenere artefatte mi indicano indubitabilmente su quel palco, con funzioni non accessorie. Persone ben introdotte giudicano il mio ruolo centrale, come si dice del mandante di crimini efferati o del capobanda di cosca o ciurma criminosa.
Non ho intenzione di difendermi da questa accusa infamante che non temo di definire veritiera. Mio intento è soltanto, al più, di fornire una memoria che illustri ai presenti, che non videro né possono conoscerne l'esatta natura, quale fu lo scopo di chi primo immaginò quei nefasti eventi. E quale fu dunque lo scopo?
[Pausa a effetto, che non ottiene peraltro alcun effetto]
Uno scopo denigratorio! Sì, e non temo di rivelarlo, ormai. Denigratorio, lo ripeto, verso la prosopopea, la sedicente inventiva d'arte o similare, la competizione incoronata d'alloro, la filodrammatica, la società letteraria e illetterata, il sospiro, il grugno pensoso, l'ambizione malcelata all'ammirazione generale e alla fama. Satireggiare senza aver l'aria di farlo, mettendo un guitto a presentare e cianfrusaglie di premio, l'orologio a guardia degli slanci creativi, suggerendo l'applauso e il fischio agli astanti con perentori inviti scritti e usando a protagonisti e comparse di questa farsa scostumata gli adepti della nuova religione, dell'utopia nuova e risorgente, invitati a far mostra quadrupede di sé in un rodeo in cui cavalcare senza vergogna alcuna la propria creatura, la scimmia, l'abnorme e comica bestia cui si dà nome: scrittura e che sempre, come il migliore e più lucido degli specchi, restituisce in perfetta e spietata figura, di colui che crede di possederla e invece ne è strumento, il goffo incedere di corpo carnoso e molle e l'alito fetido d'umore interiore.
[Pausa, come sopra]
Non fu un intento nobile, lo riconosco e non cerco perdono, nemmeno tra coloro che allora credettero e oggi ascoltano sorpresi una rivelazione di infamia e malintenzione, semmai...
[Di colpo, nel mezzo della sala un cagnaccio nero e spellato esplode in un latrato acuto, cui ne seguono altri a ruota attirando l'attenzione sguaiata della sala; subito uno di questi animali viene afferrato da energumeni e portato a peso verso il primo e nell'ilarità e nel trambusto generale ecco che i due si accoppiano furiosamente e da tergo secondo il loro uso, mostrando ansimanti le lingue penzoloni. L'oratore, soverchiato dalla cacofonia, si zittisce e attende che passi, una buona volta, il suo momento]
fine
(Falso Anonimo Lombardo)




