Blogrodeopoli
Mi hanno detto che era maggio 2004, e che io c’ero. Ho negato, per principio e come fine. Mi hanno fatto vedere le foto: io con un cappello da cuoco e un mestolo, possibile arma del delitto. Figuriamoci. "Signori," ho detto, "questi son trucchetti da Ris della tivvù, fotoscioppàte da quatto euro. Suvvia, lasciatemi andare". Allora hanno provato ad afferrarmi per la nuca e a sbattermi la faccia contro il muro, ma hanno perso subito la presa: il vantaggio di un colletto unto. "Come ve lo devo dire?" ho insistito. "Non c’ero, non so, non ricordo, non ero io, non potevo essere io". E poi silenzio. Per sciogliere il grumo d’imbarazzo, ho chiesto un bicchier d’acqua. Invece, mi hanno dato un cotton-fioc: "Stùratele bene," hanno detto, "ché c’abbiamo qualcosa da farti sentire". Un brivido, una premonizione, il sentimento che qualcosa stava per accadere. Quando ho visto il titolo del dossier che stavano aprendo, il cotton-fioc l’ho acceso e ho cominciato a fumarmelo. Perché il titolo del faldone era: "Operazione BlogRodeo – intercettazioni telefoniche maggio 2004". E dentro il faldone c’erano una cassetta (neanche un cd, ’sti Ris da seconda serata). E la cassetta aveva la mia voce, e quella di un altro. E l’altro cominciava dicendo così:
– Duca!
– Dica!
– Allora si fa, eh?
– Ah, bene. Allora... è deciso, sì?
– Sì, sì, guardi, tutto deciso: io, lei...
– ...e il bambino, si?
– Certo, certo, il bambino. E la Pulsatilla.
– Bene. Molto bene.
– ...
– E... per il nome?
– Deciso anche quello, duca: Quattro post in padella.
– Mh. Ma non sarà...
– Cosa?
– No, dico, non sarà...
– Non sarà cosa?
– Non sarà una cazzata?
– Ma sì, che importa, duca. Quattro post in padella: pronti in 5 minuti.
– Ah, allora perfetto, perfetto.
– ...
– Non sarà una cazzata, Confu’?
– Lasci fare, duca. Piuttosto: dovremo vestirci da cuochi...
– Da cuochi? E perché?
– "Quattro post in padella", duca. Eh? Eh?
– Ah...
– Penso a tutto io, porto i cappelli e i mattarelli.
– Fantastico. S-senta, lei come ci va a Rozzano?
– Mah, adesso c’organizziamo. Ora la saluto, ho 3790 commenti da evadere...
– La saluto, Confu’.
– Ci vediamo là.
– La saluto.
– ’derla, duca.
Click.
A quel punto ho sentito un click, in mezzo al cervello (o un po’ di lato, che importa). E mi sono ricordato tutto: il blog, il mio blog, i blog, la gara di scrittura, Rozzano, il bravo presentatore, il Poeta organizzatore, Zu che suonava, la mia camicia rossa a quadretti, il primo Negroni, il secondo posto, la festa, il secondo Negroni, le risate, il terzo Negroni. Poi poco altro.
E mentre fissavo il vuoto con un sorriso ebete sulla faccia, loro mi facevano firmare il verbale dove tutto era già scritto. Ma proprio tutto, pari pari come me l’ero ricordato.
"Non potevate farmelo leggere prima, ché mi risparmiavo la fatica?", chiedo.
"E già", rispondono.
.....
"Ha qualcosa da aggiungere a sua discolpa?", riprendono.
Farfuglio: "Sì, mah, sa, erano altri tempi, altra freschezza, un clima di novità,
voglia di giocare a esprimersi o di esprimersi giocando, o di esprimere
spremendo la giocosità dell’espressione gioc...".
Mi interrompe un ceffone. Ahi! "Poi?", incalzano.
"Poi le cose della vita," improvviso, "il disincanto, l’ingenua freschezza
venuta meno, gli sguardi indiscreti, il sentirsi osservati senza sapere
da chi, e anche la voglia di fare altro pur non sapendo cosa.
Queste cose qua, ecco".
"Insomma", deducono, "non lo rifarebbe... Non ricomincerebbe a farlo".
"Forse no," mi sento dire, "non più".
"Riportatelo dentro," sentenziano, "e buttate via la password".
(Marquant)
Mi hanno detto che era maggio 2004, e che io c’ero. Ho negato, per principio e come fine. Mi hanno fatto vedere le foto: io con un cappello da cuoco e un mestolo, possibile arma del delitto. Figuriamoci. "Signori," ho detto, "questi son trucchetti da Ris della tivvù, fotoscioppàte da quatto euro. Suvvia, lasciatemi andare". Allora hanno provato ad afferrarmi per la nuca e a sbattermi la faccia contro il muro, ma hanno perso subito la presa: il vantaggio di un colletto unto. "Come ve lo devo dire?" ho insistito. "Non c’ero, non so, non ricordo, non ero io, non potevo essere io". E poi silenzio. Per sciogliere il grumo d’imbarazzo, ho chiesto un bicchier d’acqua. Invece, mi hanno dato un cotton-fioc: "Stùratele bene," hanno detto, "ché c’abbiamo qualcosa da farti sentire". Un brivido, una premonizione, il sentimento che qualcosa stava per accadere. Quando ho visto il titolo del dossier che stavano aprendo, il cotton-fioc l’ho acceso e ho cominciato a fumarmelo. Perché il titolo del faldone era: "Operazione BlogRodeo – intercettazioni telefoniche maggio 2004". E dentro il faldone c’erano una cassetta (neanche un cd, ’sti Ris da seconda serata). E la cassetta aveva la mia voce, e quella di un altro. E l’altro cominciava dicendo così:
– Duca!
– Dica!
– Allora si fa, eh?
– Ah, bene. Allora... è deciso, sì?
– Sì, sì, guardi, tutto deciso: io, lei...
– ...e il bambino, si?
– Certo, certo, il bambino. E la Pulsatilla.
– Bene. Molto bene.
– ...
– E... per il nome?
– Deciso anche quello, duca: Quattro post in padella.
– Mh. Ma non sarà...
– Cosa?
– No, dico, non sarà...
– Non sarà cosa?
– Non sarà una cazzata?
– Ma sì, che importa, duca. Quattro post in padella: pronti in 5 minuti.
– Ah, allora perfetto, perfetto.
– ...
– Non sarà una cazzata, Confu’?
– Lasci fare, duca. Piuttosto: dovremo vestirci da cuochi...
– Da cuochi? E perché?
– "Quattro post in padella", duca. Eh? Eh?
– Ah...
– Penso a tutto io, porto i cappelli e i mattarelli.
– Fantastico. S-senta, lei come ci va a Rozzano?
– Mah, adesso c’organizziamo. Ora la saluto, ho 3790 commenti da evadere...
– La saluto, Confu’.
– Ci vediamo là.
– La saluto.
– ’derla, duca.
Click.
A quel punto ho sentito un click, in mezzo al cervello (o un po’ di lato, che importa). E mi sono ricordato tutto: il blog, il mio blog, i blog, la gara di scrittura, Rozzano, il bravo presentatore, il Poeta organizzatore, Zu che suonava, la mia camicia rossa a quadretti, il primo Negroni, il secondo posto, la festa, il secondo Negroni, le risate, il terzo Negroni. Poi poco altro.
E mentre fissavo il vuoto con un sorriso ebete sulla faccia, loro mi facevano firmare il verbale dove tutto era già scritto. Ma proprio tutto, pari pari come me l’ero ricordato.
"Non potevate farmelo leggere prima, ché mi risparmiavo la fatica?", chiedo.
"E già", rispondono.
.....
"Ha qualcosa da aggiungere a sua discolpa?", riprendono.
Farfuglio: "Sì, mah, sa, erano altri tempi, altra freschezza, un clima di novità,
voglia di giocare a esprimersi o di esprimersi giocando, o di esprimere
spremendo la giocosità dell’espressione gioc...".
Mi interrompe un ceffone. Ahi! "Poi?", incalzano.
"Poi le cose della vita," improvviso, "il disincanto, l’ingenua freschezza
venuta meno, gli sguardi indiscreti, il sentirsi osservati senza sapere
da chi, e anche la voglia di fare altro pur non sapendo cosa.
Queste cose qua, ecco".
"Insomma", deducono, "non lo rifarebbe... Non ricomincerebbe a farlo".
"Forse no," mi sento dire, "non più".
"Riportatelo dentro," sentenziano, "e buttate via la password".
(Marquant)




