mercoledì, 05 dicembre 2007

Io canto le parole elettriche

Questo semi-instant-one-shot-blog non è, come a un occhio pigro e bollito dai troppi pixel del web potrebbe sembrare, un sito collettivo, e neppure un archivio di schede anamnestiche di pazienti affetti dalla sindrome del reduce.
E’, invece, un avviso sghembo ai naviganti, una pietra (non) miliare, un punto in-fermo su cui posizionare il compasso per misurare, in termini di vita e di Rete, distanze e differenze dal passato a qui e oltre ancora (il BlogRodeo Live di Rozzano essendo solo un pre-testo).
Perché la Rete non è solo uno strumento: è soprattutto un’opportunità, un corpo, un luogo. E ogni luogo presuppone, oltre alla stasi, anche una direzione e un vettore. Da dove arriviamo, noi gente di Rete? Da cosa si riconosce il posto dove ora siamo? Fin dove sapremo spingerci?
Riflettere sulla Rete significa riflettere su noi stessi, sul nostro modo di cartografare la realtà attraverso la scrittura virtuale dei nostri blog.
Nel 2004 la blogosfera era densa di nuovi inizi, eccessiva di entusiasmi, esondante di tentativi imperfetti, rapide fiammate, polemiche violente e profonde interazioni. Si stava costruendo qualcosa, pur senza aver potuto consultare preventivamente il progetto generale dell’architetto (salvo poi scoprire che l’architetto non è mai esistito, e il progetto neppure).
Era, quello, un tempo i cui i blogger, oltre che giocare (cosa già seria e violentissima di per sé) erano disposti a mettersi in gioco, che è cosa affatto diversa.
Ci si sporgeva sull’orlo dell’inconosciuto, della terra digitale inesplorata, accettandone rischio e fascinazione.
Rischia ancora, oggi, la Rete? Ci si espone, corpo e luogo e parole elettriche?
Accettato il fatto che le Voci qui riportate appartengono a persone che hanno in certa parte cambiato il proprio rapporto con la Rete - fino all’abiura, in certi casi - a me sembra che, come contesto generico, nella blogosfera prevalga oggi la nicchia individuale, il porto sicuro, il permanere entro identità e profili che, lontani dall’essere maschere e fingimenti, si sono fatte così concrete da non permetterci di essere altro e altrove.
Questo è quanto mi dice il calibro con cui misuro la distanza da Rozzano al futuro; se qualcuno, per baia e canzonatura, il calibro me l’ha invece starato, lo ammetta allora subito e non parliamone mai più.

(Effe)

postato da: Effe alle ore 00:52 | Permalink | commenti (9)
Commenti
#1    05 Dicembre 2007 - 12:17
 
Mbè?
Nessuno che scrive?
Nessuno che recrimina?
Nessuno scodinzolio?

Salutammo.
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#2    05 Dicembre 2007 - 12:21
 
E' che siamo troppo presi dalla malinconia.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Squonk

#3    05 Dicembre 2007 - 12:53
 
Bel blog. Posso linkarti?

Amarquant
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#4    05 Dicembre 2007 - 13:22
 
Chi-a-(c)chi-eravamo.
Sì bel tacer non fu mai scrittomisto
utente anonimo

#5    05 Dicembre 2007 - 13:36
 
Che bravi che eravate. Chissà perché nessuno ha pensato di farvi scrivere un libro.
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#6    05 Dicembre 2007 - 13:43
 
Per la serie non esistono coincidenze, m'è toccato il numero 19, che è un gran bel numero per tanti motivi (ghematrici e non solo).

Mi chiedo però come mai non c'è nessun numero 20, ma due numeri 21 consecutivi. Capirei si fosse, chessò, saltato il 17, che invece è toccato al bimbo Jorma (che su pronunciasse iorma l'ho scoperto a Rozzano, avevo sempre detto giorma).

A proposito, quando abbiam letto insieme l'articolo di giornare sul BlogRodeo, mi ricordo che c'ha raccontato che suo padre ha detto "Vedi, se t'avessi chiamato Sergio manco t'avrebbero citato".
Del che Squonk si sarebbe potuto pure risentire un pochino, ci dicemmo tra noi :)
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#7    05 Dicembre 2007 - 13:44
 
"Gli annoiati sognano pecoroni elettrici" [tuasorella.splinder.com]
utente anonimo

#8    05 Dicembre 2007 - 13:53
 
"piove sui frusti e sugli inuit"
e noi che veniamo sempre tirati in mezzo? [azzittatoio.splinder.it]
utente anonimo

#9    07 Dicembre 2007 - 08:35
 
sono giunta infine quaggiù, al ventuno...
grazie effe per aver generato -come sempre- un 'progetto' di anima e vocali intrise di consonanti (o forse in qualche caso di molti negroni)....
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